Priorità

La mia mission

Parto dal mio slogan, “Un‘europea del Sud“.

Sono figlia di una generazione che si sente europea senza voler dimenticare il proprio Paese e il proprio territorio di origine. Per questa generazione, la mia, l’Europa ha rappresentato il luogo delle opportunità, dello scambio, della ricchezza culturale, della protezione sociale, della democrazia, della difesa dei diritti umani, della pace e della prosperità. Mi batto per +Europa, perché credo ve ne sia una profonda necessità. Abbiamo bisogno di un’Europa più forte, che promuova equità e sviluppo eco-sostenibile, capace di integrare e valorizzare i diritti di tutti. Solo facendo gli interessi dell’Europa possiamo fare gli interessi dell’Italia. Con questo, non difendo lo status quo, né i limiti che hanno offuscato il profilo del progetto europeo. Ed è per questa ragione che mi batto anche affinché si riformuli l’impianto democratico della UE, in modo che i cittadini possano partecipare in forme sempre più dirette alla costruzione comunitaria ed ai suoi meccanismi decisionali rafforzando il ruolo ed il potere del Parlamento, cuore pulsante ed essenza della democrazia. Qualsiasi prospettiva di ripresa nazionalistica, sarebbe una rovina che pregiudicherebbe in maniera definitiva il futuro del nostro Paese.

Il Sud più di altre realtà, per la sua costituzione sociale e culturale, può dare maggiore forza e convinzione al rilancio del disegno europeo. Possiamo farlo solo se riscopriamo che questa è la nostra storica vocazione. Per condizione geografica, per predisposizione naturale al metissage, per curiosità e patrimonio culturale, per le dimensioni della presenza giovanile con tutte le sue vitali pulsioni. Noi, popoli del Mediterraneo, dobbiamo fare dell’Europa la nostra “primavera”. Mi candido a rappresentare un SUD diverso da uno stereotipato racconto che lo raffigura come un luogo eternamente uguale a se stesso, senza coglierne i cambiamenti anche nelle loro contraddizioni e nella loro complessità. Un SUD che nel dibattito nazionale ancora oscilla tra le ipotesi di abbandono e quelle di un “sudismo” rivendicativo, due interpretazioni, entrambe mistificanti la realtà. Avverto dunque, la necessità di sfuggire a questo dibattito e di lavorare invece per dare uno sbocco ed una traettoria a questo dinamismo, rafforzando la consapevolezza di tutte le sue potenzialità.

  1. Maggiori investimenti in istruzione e formazione delle giovani generazioni.
  2. Incentivi automatici in tutti gli Stati Membri per il self-entreprenership.
  3. Parità salariale uomo-donna.
  4. Minimo salariale europeo e riduzione dell’orario di lavoro.
  5. Progressivo e graduale riallineamento fiscale dei Paesi Membri per contrastare il dumping sociale.
  6. Politica estera e difesa comune e non dei singoli Stati.
  7. Maggiori dotazioni per la ricerca scientifica e per lo sviluppo tecnologico.
  8. Rafforzamento cooperazione SUD-SUD e rilancio del ruolo strategico dell’Italia come piattaforma Euro-Mediterranea.
  9. Rafforzare e sostenere una sempre più crescente domanda di protagonismo della civil society e delle sue forme associative nella costituzione materiale e nel processo di decisione europeo.
  10. Intensificare la lotta ad una criminalità sempre più estesa e sovranazionale ed un contrasto all’evasione fiscale che solo la dimensione europea può rendere efficace.